Robot e libertà in senso naturalistico

1494 views 5:58 am 0 Comments Luglio 14, 2024

* Saverio Fortunato

S’ipotizza la possibilità di includere in entrambi gli ordinamenti giuridici, umani e non umani, affinché anche le entità inanimate (entità elettroniche, intelligenze artificiali sofisticate) possano essere considerate detentrici di diritti, tutto si può teorizzare, ma a me questa teoria non convince

 Luigi Lombardi Vallauri[1] afferma:

Chiamo libertà vegetativa, quella per cui il vivente è più libero del non vivente, della pietra: attività immanente, crescita, assimilazione, riproduzione.

Chiamo libertà animale, quella per cui gli animali sono più liberi delle piante: movimento non solo immanente, cellulare e organico, ma anche spostamento del corpo tutto intero nello spazio, locomozione (il vegetale è radicato in un unico luogo) ed anche spostamento nello spazio di parti del corpo; per esempio, gli arti o ancora movimento della bocca, orecchie, occhi (tutte cose che le piante non fanno se non nei cartoni animati). Il primo aspetto della libertà animale lo chiamo libertà motoria. E’ vera libertà: l’animale si muove, non è mosso-da.

Io definisco illibertà robotica, quella per cui il robot è meno libero del vivente, al pari della pietra: attività non immanente, non di crescita, non di riproduzione. L’illibertà robotica comprende lo spostamento, il movimento della bocca, delle arti, occhi (fin qui, simile alla libertà animale), ma il robot non-si muove, ma è mosso-da. Difatti, se si carica con la corrente, è mosso da essa; se è alimentato dalle batterie elettriche, da queste[2].

Il robot non è nemmeno un essere senziente, perché non prova piacere né dolore. Se si rompe un braccio, non lo porti all’ospedale, ma in officina; se lo solletichi o cerchi di eccitarlo, non ride né si eccita spontaneamente, se non mediante una simulazione programmata. Tuttavia, c’è chi parla di entità sessuali robotizzate con algoritmi per simulare l’intimità crescente di una relazione. Ma, idem come sopra, il robot non-si muove, ma è mosso-da. Il robot non ha alcuna libertà, è al pari della pietra (anche se gli umanoidi per certi versi sono persuasivi e seducenti, giacché troppo simili all’uomo per somiglianza); ma essendo un non vivente, è meno libero del vivente.

Vallauri: l’animale oltre la libertà motoria, ha la libertà sensitiva.

Io ritengo, che il robot, giacché essere in-senziente, non abbia né la libertà motoria (giacché non-si muove, ma è mosso-da); né la libertà sensitiva. Difatti, mentre gli animali e le piante sono esseri senzienti (nascono, crescono, si riproducono e muoiono), i robot no. Così, se possiamo dire, che le potature delle piante, il dare loro forme geometriche nei giardini può considerarsi un primo grado di limitazione di libertà vegetativa; invece, modellare, smontare o assemblare un robot non costituiscono alcuna violazione di libertà.

Inoltre, mentre negli animali abbiamo violazioni di libertà motoria: impedimenti del moto spontaneo (per es., il cane legato alla catena), limitazioni della libertà sensitiva o sensoriale: accecamento, copertura degli occhi, impedimenti vari del sentire, del percepire; imposizione di percezioni non desiderate, in particolare di sensazioni dolore; torture varie, fino alla vivisezione; nei robot nulla di tutto ciò. E come spaccare in due una pietra: niente sensazioni di dolore o sofferenza.

Molti parlando dei diritti degli animali, usano l’argomento che i diritti cominciano là dove ha inizio la capacità di soffrire; se così è, il robot non ha diritti, perché è incapace di soffrire. Ora, così come non sussistono diritti tra animali e verso animali (per esempio, nella giungla non c’è il diritto della gazzella a che la tigre non la faccia soffrire o la sbrani), ma solo diritti tra uomini e verso uomini (al più tra uomini verso animali, non viceversa); non esistono i diritti tra robot e verso i robot.

Se tutto questo è sostenibile, allora è anche sostenibile (e possiamo terminare, senza assurdità), che gli animali hanno diritti di libertà ed è questo che verrebbe a distinguere gli animali dai robot (sia se semimoventi e sia se “intelligenti”). I primi (animali) avrebbero diritti, i secondi (robot) no.

Secondo Vallauri, il rapporto tra esseri viventi ed entità inanimate è caratterizzato da una distinzione fondamentale, che risiede nella capacità di vita. Dall’altro lato, io sostengo, che le entità inanimate, come i robot umanoidi o androidi, non possono svolgere una vita reale a causa della loro natura inorganica. Mentre gli organismi viventi seguono svolgimenti naturali nel loro percorso vitale, i congegni artificiali non possono replicare questo sviluppo organico.

Infine, l’attuale èra intende equiparare il naturale e l’artificiale, sfidando i confini strutturali dell’essere nella società. S’ipotizza la possibilità di includere in entrambi gli ordinamenti giuridici, umani e non umani, affinché anche le entità inanimate (entità elettroniche, intelligenze artificiali sofisticate) possano essere considerate detentrici di diritti, tutto si può teorizzare, ma a me questa teoria non convince.

* Rettore dell’Istituto Criminologia.it degli Studi di Vibo Valentia. Specialista in Criminologia Clinica, abilitato all’insegnamento di Filosofia, Psicologia, Antropologia, Sociologia e Pedagogia.

[1]

 Per alimentare un robot, le batterie sono la fonte di energia elettrica più comunemente scelta; e la questione del tipo di batteria più adatta, dipende da criteri quali la sicurezza, il ciclo di vita, il peso e il costo.  

[2]

 Per alimentare un robot, le batterie sono la fonte di energia elettrica più comunemente scelta; e la questione del tipo di batteria più adatta, dipende da criteri quali la sicurezza, il ciclo di vita, il peso e il costo  

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