‘Il mercato del ventre’: Giuseppe Cricenti spiega perché la maternità surrogata non è solo una questione di diritti

271 views 7:12 pm 0 Comments Gennaio 31, 2026
Il Magistrato-saggista mette in discussione una retorica dei diritti sganciata dal bilanciamento costituzionale. Dallo sfruttamento delle donne economicamente fragili ai diritti del nascituro, dal ruolo della morale nel diritto ai rischi di deriva eugenetica, un dialogo che invita a guardare oltre il desiderio individuale per interrogarsi sul senso profondo delle regole e sui limiti del mercato applicato al corpo umano.

 

Accanto all’attività giudiziaria, il vibonese Giuseppe Cricenti (attualmente Magistrato di Cassazione) ha sempre sviluppato una significativa attività di scrittore e saggista. Nei suoi libri e interventi pubblici indaga il rapporto tra diritto, etica, letteratura e filosofia, ponendo al centro la persona, la giustizia e il senso profondo delle regole. La sua esperienza nelle supreme magistrature gli ha consentito di maturare una visione del diritto non solo come tecnica normativa, ma come strumento di comprensione della realtà sociale e umana.

Le sue opere – spesso a metà strada tra saggio giuridico e riflessione culturale – mirano a rendere il diritto comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Vedi i suoi lavori passati (tra cui ‘Alla ricerca della laicità perduta’; ‘Il crocifisso laico dei giudici italiani’ scritti insieme a Enrico Ferri ‘Il sé e l’altro’, ‘I diritti sul corpo’; ‘I giudici e la bioetica’ ; ‘Non è vero ma ci credo: Come la fake news inquinano la democrazia’, scritto insieme a Fernando Gallone).

È tornato a Vibo Valentia, ovviamente come scrittore, per presentare il suo ultimo lavoro , ‘Il mercato del ventre’, nel quale ha analizzato i profili etici, sociali e giuridici della maternità surrogata.

Questa intervista è stata realizzata al termine della presentazione.

D: Nel saggio qualsiasi tesi a favore della maternità surrogata viene stoppata. Nell’ultimo capitolo, invece, sembra emergere una presa d’atto: queste pratiche appaiono inarrestabili. È così?

 

R:Sì, è sostanzialmente una presa d’atto. Queste pratiche rispondono a esigenze precise e si stanno diffondendo. Anche Stati che in passato le avevano vietate o avevano introdotto legislazioni restrittive, in alcuni casi, hanno poi cambiato orientamento.La tendenza, quindi, sembra essere questa. Il libro non vuole legittimare una liberalizzazione indiscriminata, ma invitare a riflettere sulla necessità di una regolamentazione.

D: Lei è noto come un giurista che, nella sua ampia esperienza scientifica e giurisprudenziale, è spesso stato considerato un “apripista” sui diritti civili. In questo caso, però, sembra mostrare una maggiore chiusura sul tema della maternità surrogata.

R: In realtà sono contrario a una retorica dei diritti civili priva di fondamento storico e costituzionale. Sono favorevole ai diritti civili che hanno un solido fondamento giuridico.Penso che il diritto di procreare abbia dei limiti, non è che sono contrario al diritto di procreare. Dico solo che questo diritto, come tutti, gli altri si bilanciano con altri diritti, in particolar modo quello del nato e subisce delle limitazioni per effetto di questo bilanciamento.

D: Il libro, come si diceva, considera le tesi a favore della maternità surrogata e le sottopone a critica. La tesi secondo cui,  se una donna deve essere sfruttata, allora è “meglio” che lo sia nella maternità surrogata, perché almeno guadagna di più, viene confutata così : “non è compito della teoria morale indicare le strade per eliminare la povertà”. Ma questa materia non dovrebbe essere vagliata anche sotto un aspetto morale?

R: Sì, la morale deve entrare in questi temi. Anzi, è inevitabile che lo faccia. Ovviamente non si tratta di tornare al giusnaturalismo. Restiamo positivisti ma dobbiamo ricordarre che la morale svolge nei confronti del diritto una funzione di critica e, talvolta, di superamento. La critica morale del diritto è necessaria. Molti divieti giuridici esistono proprio per ragioni morali. Si pensi, ad esempio, al divieto di incesto: non è fondato su ragioni di sanità pubblica, ma su ragioni eminentemente morali. Detto questo, la morale non può sostituirsi al diritto né pretendere di indicare soluzioni operative per eliminare la povertà o le disuguaglianze. In alcuni casi la morale è decisiva, in altri ha un ruolo più limitato.

D:  Il libro considera anche il rischio ‘eugenetico’. La maternità surrogata potrebbe essere un modo, per dirla con Sloterdijk, di ‘cambiare la tua vita’. Così si cerca di avere un figlio di 1,90 che possa diventare un campione di tennis… chi paga di più ottiene il figlio migliore. È uno scenario realistico?

R: Non c’è dubbio. Infatti nel libro è considerata anche la prospettiva dei diritti del feto e del nascituro, per dimostrare che esistono posizioni giuridiche che non possono essere ignorate. Nella maternità surrogata questi diritti vengono spesso completamente sacrificati.

D: Nel dibattito seguito alla presentazione del libro è stato ipotizzato che i futuri genitori non debbano conoscere a priori l’identità della gestante. Ricorda un pò il ‘velo di ignoranza’ di Rawls (peraltro citato nel libro).

R: Si, e nello stesso dibattito ho replicato di avere dei dubbi che possa funzionare, perché intorno alla maternità surrogata c’è un movimento organizzato da chi ci guadagna. E questo è un  un profilo, da tenere in considerazione, che si sovrappone al desiderio legittimo delle coppie di avere figli.

D: Le gestanti sono spesso in condizioni economiche svantaggiate. Per cui accettano finendo per mercificare il proprio corpo.  È questo il vero senso dell’espressione “Mercato del ventre”?

R: Sì, il senso è esattamente questo. Mi interessa mettere in luce che si tratta di un accordo che alla fine comporta lo sfruttamento di donne che vivono in Paesi poveri e che lo fanno per ragioni economiche.

 

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