La tutela della libertà religiosa nella realtà contemporanea. Dalla conservazione alla valorizzazione del patrimonio storico/culturale statale

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L’attività in tema di affari di culto e per l’amministrazione del Fondo edifici di culto, realtà complessa, poco nota, ma particolarmente avvincente per la storia e le sue prospettive, rientra tra gli ambiti istituzionali ministeriali

Alessandro Tortorella*

Il Ministero dell’Interno, come è noto, interviene in numerosi aspetti della vita istituzionale del Paese con le sue articolazioni e le molteplici competenze e tramite i Prefetti, rappresentanti del Governo sul territorio, persegue il preminente interesse pubblico generale e, più compiutamente, opera per il bene del Paese, della collettività.

Tra gli ambiti istituzionali ministeriali rientra l’attività in tema di affari di culto e per l’amministrazione del Fondo edifici di culto realtà complessa, poco nota, ma particolarmente avvincente per la storia e le sue prospettive.

La Direzione, diretta da un Prefetto della Repubblica, coniuga competenze di diritto amministrativo, civile, ecclesiastico e canonico, con una sinergia particolare con il Ministero della Cultura.

Obiettivo strategico ed attualissimo è la tutela e valorizzazione di beni statali che rappresentano un tesoro di inestimabile valore per il Paese: un patrimonio artistico, storico e culturale, che contribuisce a rendere sempre più attrattiva l’Italia per studiosi, milioni di turisti e per chiunque voglia comprendere il senso di appartenenza italiano.

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Percorrendo così un ideale excursus storico tra le pagine del nostro passato, avendo ben chiara una visione moderna e prospettica su opportunità e potenzialità che il patrimonio FEC offre alla collettività.

La Direzione Centrale, incardinata presso il Ministero dell’Interno nel Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, è articolata in due aree di competenza.

  1. Affari dei culti
  2. Amministrazione del Fondo edifici di culto (FEC)
  3. Affari di culto

La gestione della Direzione concerne la vigilanza sulla corretta osservanza dei principi costituzionali (artt. 3,8,19 Cost.) della normativa in materia di libertà religiosa e di regolamentazione dei rapporti tra Stato e Confessioni religiose, cattoliche ed acattoliche, in ossequio al principio di cavouriana memoria “libera Chiesa in libero Stato”, da declinare comunque, oggi, sostanzialmente come rispetto per la libertà di professare qualunque religione che non contrasti con i principi costituzionali e con l’ordinamento giuridico. Richiamando altresì il codice penale Zanardelli che parificò tutti i culti sotto il profilo della tutela penale.

Culto Cattolico: prevede il riconoscimento giuridico degli enti ecclesiastici, loro trasformazione ed estinzione; nomina dei componenti delle 28 storiche fabbricerie, organismi di derivazione canonica medievale; rapporti con la CEI etc.)

Culto Acattolico: aspetto assolutamente attuale, richiede una sensibile attenzione istituzionale ed un costante e proficuo dialogo con le Associazioni, che richiedono il riconoscimento della personalità giuridica come “enti di culto” o l’approvazione della nomina dei “ministri di culto”, per consentire di svolgere atti produttivi di effetti giuridici, come l’efficacia civile del matrimonio religioso.

  • Amministrazione FEC

L’amministrazione dei beni di proprietà dello Stato è assicurata dal FEC, ente dotato di personalità giuridica, il cui rappresentante giuridico è il Ministro dell’Interno, coadiuvato da un Consiglio di Amministrazione, di cui è componente di diritto il Prefetto-Direttore Centrale.

Per comprendere sinteticamente le competenze attribuite dal legislatore al Fondo, occorre richiamare brevemente alla memoria talune premesse storico-giuridiche, che risalgono al tempo della nascita del Regno d’Italia, lo Stato unitario italiano (17.3.1861) con l’adozione del R.D. 7.7.1866, n.3036 ed il relativo Regolamento di esecuzione D.Lgt. 21.6.1866, n.3070 e della L.15.8.1867, n.3848.

Produzione normativa conosciuta come “leggi eversive dell’asse ecclesiastico”, finalizzata a sopprimere Ordini e Congregazioni religiose e confiscarne i relativi beni.

Successivamente alla “breccia di Porta Pia” (20.9.1870) e la caduta dello Stato Pontificio, con la c.d. “legge delle guarentigie” del 13.5.1871 n.214 sono stati espropriati ulteriori beni presenti all’interno di quello Stato ed in particolare a Roma.

La situazione giuridica, fortemente avversata a quel tempo dalla Chiesa, è poi stata mitigata con la stipula dei Patti Lateranensi nel 1929 che consentì alle autorità civili di riconoscere la personalità giuridica civile agli enti costituiti in ambito ecclesiastico, secondo le norme di diritto canonico. In quel periodo, per privilegiare i mezzi di controllo del Ministero dell’Interno, venne disposto il trasferimento di tutte le attribuzioni in materia ecclesiastica che erano del Ministero della Giustizia e dei Culti. La materia è stata poi innovata con la successiva firma dell’Accordo tra Repubblica Italiana e Santa Sede del 1984, che pone fine al principio della religione cattolica come “religione di Stato” per cui gli enti ecclesiastici vengono tipizzati nella loro finalità di religione o di culto.

La Costituzione, oltre a disciplinare i rapporti tra Stato e Confessioni, riconosce il principio di libertà religiosa che assume un significato più ampio perché, oltre la concezione individuale, garantisce anche la dimensione collettiva e le formazioni sociali. Testo ispirato a valori di laicità e di pluralismo, escludendo discriminazioni tra confessioni. Principi in sintonia con la normativa internazionale e europea.

Il Fondo è stato istituito con L. 20.5.1985, n.222 ed ha come finalità la conservazione, manutenzione, tutela e valorizzazione dei beni in proprietà, costituiti da quasi 900 edifici di culto (beni infruttiferi) di particolarissimo pregio storico, artistico, religioso e culturale, oltre che dalle numerose opere d’arte in essi custodite.

La gestione è curata dalla Direzione, in raccordo con le Soprintendenze ed il Provveditorato alle opere pubbliche, per la progettazione e l’esecuzione di opere di restauro ed edilizie di quei beni concessi, a titolo gratuito, per l’attività di culto.

La complessa gestione patrimoniale del Fondo, che vive di un bilancio speciale, richiede l’oculata amministrazione delle risorse derivanti dal c.d. patrimonio fruttifero (appartamenti, negozi, fondi, foreste etc.) da contributi statali e sponsorizzazioni.

Di recente un numero significativo di edifici fruisce dei finanziamenti dedicati dal PNRR.

L’impegno nel coordinare questa Direzione, così articolata e complessa, depositaria di una parte significativa della storia d’Italia richiede capacità e sensibilità professionale di comprenderne il reale valore, le sue potenzialità e di saper gestire con lungimiranza un patrimonio culturale. Eredità del passato che ci proietta nell’assicurare, oggi, un servizio al Paese, alla collettività, valorizzandone i più alti aspetti in termini istituzionali e culturali, mantenendo al contempo attivo un costante dialogo interreligioso, in un contesto di progettualità condivise.

*Prefetto della Repubblica con l’incarico di Direttore Centrale degli affari di culto e per l’amministrazione del Fondo edifici di culto presso il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione.

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