Stato agitazione dell’avvocatura vibonese: il 23 gennaio una delegazione al Ministero della Giustizia

799 views 9:19 am 0 Comments Dicembre 28, 2023

L’audizione a seguito della delibera del CoA dell’1 dicembre scorso. La richiesta di intervento è stata fatta propria dall’Unione regionale ordini forensi

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, riceverà una delegazione dell’Ordine vibonese il 23 gennaio in via Arenula per discutere l’allarmante situazione in cui versa il Tribunale Civile.

Questa è la prima conseguenza della delibera dell’1 dicembre scorso, con la quale il Consiglio dell’Ordine di Vibo Valentia “rilevato che lo stesso, attraverso numerose delibere e/o incontri ha reiteratamente segnalato i numerosi problemi connessi al funzionamento del Tribunale di Vibo Valentia, sezione Civile e Lavoro, e del GdP, dovute alla carenza di magistrati e ai continui trasferimenti di questi ultimi; rilevato che tra i tanti problemi e disfunzioni segnalati, la più grave riguarda i continui rinvii delle udienze e i conseguenti inaccettabili termini di definizione dei procedimenti, anche ben oltre quelli imposti dalla legge Pinto; rilevato che tale criticità si manifesta anche per i procedimento definiti urgenti dal legislatore (es. licenziamenti, procedimenti cautelari, fallimenti, opposizioni a esecuzioni e atti esecutivi); rilevato che oltre ai continui rinvii delle udienze, risulta impossibile anche costituire i collegi per i procedimenti cautelari; rilevato che tale grave criticità è di ostacolo al compito al compito dell’Avvocatura Vibonese di tutelare effettivamente e compiutamente i diritti del cittadino che, rimanendo privo di risposte concrete nelle sedi preposte alla sua difesa, perde progressivamente fiducia nelle istituzioni, nei suoi rappresentanti e nella stessa classe forense, primo presidio di giustizia; considerata l’ostinata indifferenza verso tutte le precedenti segnalazioni e le legittime esigenze dell’avvocatura e dei cittadini vibonesi; DELIBERA all’unanimità, con votazione palese per alzata di mano, di preannunciare lo stato di agitazione dell’Avvocatura vibonese, riservando ulteriori e conseguenti iniziative da assumere, di notiziare il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Giustizia, i CSM e il CNF di tale inaccettabile situazione e di chiedere loro l’audizione di una delegazione del Consiglio al fine di individuare possibili soluzioni, di comunicare pubblicamente la situazione determinatasi anche agli organi di stampa e di disporre la trasmissione della presente delibera agli Uffici giudiziari del Distretto”.

Questa richiesta di intervento al Governo è stata fatta propria, il 13 dicembre scorso, dall’Unione regionale ordini forensi, presieduta da Rosario Maria Infantino, che in un comunicato ricorda come “la problematica è certamente comune a tutti gli Uffici giudiziari della Calabria, dove, ad oggi, nonostante le promesse e i buoni propositi, non sono stati ancora coperti i posti in organico e spesso e volentieri si assiste all’applicazione di magistrati di altre sezioni a quella penale per la composizione dei collegi che giudicano i maxiprocessi di criminalità organizzata, con paralisi del settore a cui sono stati sottratti

Lo stato di agitazione dell’avvocatura Vibonese giunge al culmine di una situazione certificata da anni: basti pensare che secondo la classifica annuale del Sole 24Ore Vibo Valentia il Tribunale più lento d’Italia per quanto riguarda la definizione delle cause civili, con una durata media superiore a 800 giorni.

In materia di lavoro, inoltre, ci sono ancora contenziosi risalenti a dieci anni fa.

«Questa classifica– commenta il presidente del CoA di Vibo Valentia Franco De Luca ha sorpreso tanti, ma non gli avvocati vibonesi e chi li rappresenta. Una situazione insostenibile che induce i cittadini a perdere fiducia nella giustizia e nelle istituzioni, ma anche nei propri legali, spesso ritenuti responsabili dell’eccessiva durata dei giudizi. Per questo abbiamo chiesto un’audizione al ministro per segnalare la grave situazione in cui versa la giustizia civile nel Tribunale, dovuta, innanzitutto e principalmente, all’esiguo numero di magistrati e personale amministrativo in servizio, nonché ai frequenti trasferimenti dei giudici in altre sedi e all’applicazione di alcuni magistrati al settore penale per la composizione dei collegi giudicanti nei maxiprocessi di criminalità organizzata. Nel penale, infatti, non si registrano particolari problemi, anzi, proprio qualche settimana addietro si è concluso il processo Rinascita Scott che, dopo quello celebratosi a Palermo, costituisce il processo più grande nella storia giudiziaria del nostro Paese. Ha registrato un incredibile impegno profuso dal collegio giudicante, dai pubblici ministeri e da tutti i difensori, che hanno tenuto centinaia di udienze andate avanti per giorni sino a tarda ora». «Nel civile, invece, – conclude De Luca – appare assolutamente improcrastinabile la repentina copertura dei posti, al fine di procedere a un significativo taglio dei tempi di definizione dei procedimenti civili ed evitare, così, di assistere inermi ai continui rinvii delle udienze, in particolare quelle di precisazione delle conclusioni rinviate ripetutamente e costantemente. I rinvii mortificano e vanificano il lavoro svolto dagli avvocati. Solo così, il sistema giudiziario sarà in grado di garantire in tempi adeguati la tutela dei diritti della collettività per com’è richiesto ad un moderno Stato europeo. L’attuale situazione richiede un intervento urgente e non più prorogabile della politica, volto a garantire il principio costituzionale della ragionevole durata del processo e a dare risposte celeri alle istanze dei cittadini in un territorio già troppo martoriato».

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