Dal Foro al server. Cronaca di una professione che resiste

563 views 10:24 am 0 Comments Agosto 2, 2025

 

*Alberto Del Noce

 
La sintesi della relazione su avvocatura e intelligenza artificiale che il Presidente dell’UNCC ha svolto nel corso del seminario tenutosi a Tropea il 4 luglio 2025 sul tema “Il futuro della professione forense nella rivoluzione silenziosa della giustizia nell’era dell’AI”

 

…Nel 2016 mi è arrivata la folgorazione. AlTelegiornale di Radio Montecarlo dicevano che l’intelligenza artificiale avrebbe finito per cancellare metà degli avvocati.

 Sono andato a vedere, per mia curiosità, a vedere come funzionava in Puglia, a una dimostrazione.

Lì c’erano i rappresentanti del più grande studio legale al mondo, che è tedesco ed ha circa 200 avvocati.

In quello studio L’IA era usata da anni. In quel momento avevano stavano facendo una due diligence di un centro commerciale gigantesco, gigantesco e il titolare dello studio, che che parlava bene anche l’italiano, mi diceva che su questa due diligence stavano lavorando 20 avvocati con il programma Kira, che faceva riscontrare le anomalie del lavoro già all’inizio.

Il mio pensiero è stato: tanto io non farò due diligence di centri commerciali così grandi, quindi chi se ne frega. Lasciamelo fare a loro. Ma il collega mi ha raccontato cosa facevano gli altri 180 avvocati fanno di quello studio e mi ha fatto vedere un’applicazione in cui il cliente poteva cercare l’avvocato anche il sabato o la domenica, cioè quando non era in studio.  Il cliente poteva interrogare lo studio  con una domanda, anche di contratto di locazione (che magari è una materia che seguo).E il programma? Dava la risposta a voce e vi assicuro che sembrava fosse un avvocato.

Tra l’altro, devo dire che l’Unione nazionale Camere Civili è l’unica associazione che è stata inserita dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, a febbraio scorso, nell’Osservatorio permanente per l’uso dell’intelligenza artificiale nell’attività giurisdizionale..È un riconoscimento che ci fanno perché noi abbiamo affrontato da tempo questa tematica.

 Alcuni dicono l’IA sia una metamorfosi. Non è neanche più una rivoluzione, come spiegano alcuni grandi studiosi come Luciano Floridi e Paolo Benanti.  Loro dicono di fare attenzione perchè non è un cambiamento tecnologico sull’uomo ma è un cambiamento epocale, evolutivo, perchè sta cambiando anche i sistemi cognitivi.

Noi abbiamo ragionato fino a ieri col sistema dei causa ed effetto.  Il nostro incubo era il nesso causale  Questo era il metodo che ha funzionato dal 1500 a oggi a oggi. Oggi il nesso causale invece è in un angolo, perché il sistema di ragionamento è la correlazione. Una volta si diceva “perché piove?” Di fronte a tale quesito il modello della filosofia classica, il modello di Aristotele o anche di pensiero stoico, avrebbe risposto con una risposta del tipo: piove per far crescere l’erba, cioè la risposta era finalistica, la risposta era teleologica. Questo modello a un certo punto si è esaurito. Le cosmologie statiche prodotte da questo modello a un certo punto cozzarono con quei dati che l’osservazione empirica stava fornendo e questa realtà descritta per qualità tanto temporali quanto spaziali venne pian piano sostituita da una realtà fatta di quantità dove esiste il tempo assoluto e lo spazio assoluto. Pertanto, alla domanda piove? Gli umani hanno iniziato a rispondere in un’altra maniera: laddove una corrente d’aria calda incontra una corrente d’aria fredda la corrente d’aria fredda produce un addensarsi del vapore acqueo contenuto nell’aria, quando la forza di attrazione gravitazionale produce su questo addensamento di vapore una forza verso il basso maggiore della spinta verso l’alto della corrente ascensionale, piove.

L’uomo ha cioè iniziato a dire che la realtà si spiegava mediante le cause. Abbiamo assistito a un cambio di paradigma. Il nesso di causalità è il principio fondamentale sul quale si è sempre fondato il nostro lavoro nel processo.

Ebbene, ora, anche questo modello si è esaurito. Alla domanda piove? oggi si risponde in modo molto più semplice: piove laddove si aprono gli ombrelli. E cioè, l’uomo ha sostituito la causa con la correlazione. In fondo, l’ultima volta che avete chiesto al vostro navigatore di portarvi da Torino a Tropea il navigatore non sapeva qual era il fine delle persone che con voi occupavano la strada, non sapeva nemmeno qual era la causa del traffico ma, correlando la variazione di velocità degli accelerometri presenti nei vostri telefonini, è riuscito a capire dove il flusso di velocità variava e vi ha di fatto suggerito la strada migliore. Dalla causa-effetto stiamo passando all’informazione-conseguenza.

Questo cambiamento sta avvenendo dal 1956. Lo spiega l’antropologo Ian Morris, che ha cercato con formula matematica di vedere com’è progredita la conoscenza della tecnologia e lo sviluppo della tecnologia dal 14.000 a.c. fino a oggi. Ebbene, Morris dimostra come dagli anni 2000, grazie all’IA, lo sviluppo della tecnologia ha una accelerazione che non si era mai vista nei millenni precedenti.

L’IA è sinonimo di velocità, efficienza, rapidità.

I progetti di giustizia predittiva italiana si propongono questi obiettivi:

  1. Estrema velocità della sentenza ed efficienza;
  2. Prevedibilità e certezza della decisione;
  3. Coerenza ed uniformità delle decisioni;
  4. Eliminazione degli errori dovuti a distrazione;
  5. Eliminazione di un certo soggettivismo giuridico;
  6. Eliminazione dei casi di corruzione;
  7. Eliminazione dell’arretrato e limitazione di liti temerarie.

Attualmente ci sono sei corti d’appello che stanno facendo la prova di giustizia predittiva (che per ora non verrà utilizzata, anche perchè la legge che sta per essere pubblicata pone dei divieti). Ma se guardate il progetto della Corte d’Appello di Brescia, gli obbiettivi sono quelli che ho riassunto. Ma Brescia si è fermata per una questione logica. Perchè in Italia abbiamo la civil low, non la common low. Ma se la giustizia predittiva per la common low potrebbe essere un buon sistema, per noi è pessimo. Perchè applicare la giustizia predittiva vuol dire semplicemente guardare indietro, trovare dieci casi uguali e fermarsi lì, non far più nulla. Ma questo equivale a congelare il sistema processuale.

La prevedibilità è un sogno. Del resto, anche la fisica quantistica dice che non si può prevedere nulla. Possiamo avere un calcolo probabilistico, ma la predizione è una cosa diversa.

Il sistema correlativo stesso è pericoloso. Ha bisogno di tanti dati e di pochi obiettivi. Ma se gli assegnamo tanti dati e tanti obiettivi, la macchina si inceppa. L’IA nel diritto, infatti, dà spesso risposte sbagliate.

In Francia e negli Usa, dopo aver applicato l’IA, si sono fermati perchè stava facendo disastri. Questo perchè il sistema delle correlazioni può creare pregiudizi. Conclusione: i dati, senza contesto, non servono a nulla.

Qundi è vera intelligenza quella che ci troviamo di fronte? Per me la risposta è negativa, perchè l’intelligenza è qualcosa di più: ha a che fare con l’emotività cioè la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni e quelle altrui.

Federico Faggin, l’inventore del microprocessore, sull’IA afferma che nei lavori routinari l’uomo sarà sostituito dalla macchina; nei lavori sociali ripetitivi (es. Scuola) uomo e macchina lavoreranno insieme; nei lavori che richiedono creatività ed abilità sociale – – come l’avvocato- l’uomo è insostituibile.  Il nostro lavoro non si riduce all’analisi di dati o alla compilazione di documenti. Ci occupiamo di persone, di conflitti umani, di vicende che richiedono empatia, capacità di ascolto e interpretazione della realtà. L’IA può certamente supportarci, velocizzando ricerche giuridiche e analisi di precedenti, ma non potrà mai sostituire la capacità critica e il senso di giustizia che guidano la nostra professione”.

A inizio luglio doveva passare il disegno di legge sull’IA. Poi due ministeri e ilgoverno hanno introdotto delle modifiche, quindi è ritornato al Senato. Questo ddl ha due articoli che interessano noi. Il primo ‘Disposizioni in materia di professioni intellettuali’prevede che il sistema di intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali serva al solo esercizio dell’attività strumentali di supporto all’attività professionale. Quindi noi lo potremmo usare per elaborare delle bozze. Ma l’atto dobbiamo farlo noi.  Se invece lo facciamo fare dal segretario che magari usa l’IA, questo può creare problemi anche di profilo deontologico.

Il secondo comma dice che noi dobbiamo avvisare in modo in linguaggio chiaro il cliente che usiamo l’intelligenza artificiale nei propri studi.

A questo articolo si aggiunge  quello che si riferisce al magistrati, dal quale si evince che il magistrato deve interpretare e applicare la legge alla luce della valutazione dei fatti, delle prove e nell’adozione di provvedimenti può usare l’IA solo per supporto, per semplificazione del lavoro giudiziario e per le attività amministrative accessorie. Il ministero già lo sta usando due piattaforme.Ma come attività amministrativa e quindi non come giustizia predittiva.

*avvocato, presidente dell’Unione nazionale camere civili
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