Tag: Giuseppe Pasquino, libro il foro viboneseIn questo numero de Il Foro vibonese, a Nonsolotoga intervista con l’avvocato e opinionista vibonese, che di recente ha pubblicato ‘Solo la mafia può distruggere se stessa’
Iscritto da 27 anni (e cassazionista da 25 anni) all’Ordine avvocati vibonese, Giuseppe Pasquino con la sua opera prima ‘Solo la mafia può distruggere se stessa’ corona un lungo percorso di opinionista, iniziato tra le colonne del Quotidiano della Calabria (oggi Quotidiano del Sud) e proseguito su altri organi di informazione quali Il domani della Calabria e Radio onda verde.
E’ un saggio socio-politico sul fenomeno mafioso, strutturalmente diviso in due parti: la prima riassume le cause della nascita e dell’espansione delle mafie, la seconda delinea gli interventi (per la maggior parte legislativi) che secondo l’autore potrebbero debellarle.
Nella prima parte si rivede il corrosivo opinionista di un tempo. Ne ha per tutti: la magistratura, con i giudici che appena arrivano nei distretti meridionali non vedono l’ora di andarsene; il servizio sanitario pubblico, volutamente inefficiente per favorire la sanità privata; le pubbliche amministrazioni, intrise di corrotti e incapaci di contrastare i reati ambientali; le prefetture, per i numerosi scioglimenti di consigli comunali e comunicazioni di interdittive antimafia alle imprese; il sistema universitario, con i suoi casi di nepotismo. Alle analisi storiche si aggiungono episodi del proprio vissuto di avvocato, in cui la giustizia è stata ottenuta non per mezzo di un tribunale ma grazie ai mass-media
A mano a mano che si scorre il libro, si comprende che il titolo è metaforico, poiché in realtà non è la mafia ‘che può sconfiggere se stessa’ ma è questo Stato a dover intervenire come non aveva mai fatto finora.
E qui si apre il dibattito. Perché sul ventaglio delle proposte per contrastare la criminalità organizzata si potrebbe discutere all’infinito. Sono tutte opinabili, sia sotto l’aspetto politico che sotto quello tecnico-giuridico. Alcune di difficile realizzazione – e lo sa anche l’autore- , la maggior parte sono originali, poche già sentite.
Siccome la rubrica Nonosolotoga non si occupa di recensioni ma di conoscere ciò che fanno gli avvocati e i magistrati al di fuori dalla loro professione, abbiamo posto a Pasquino qualche domanda proprio sulle sue proposte.
I primi titoli giornalistici di commento al tuo saggio parlano di ‘provocazione’
Non è una provocazione. È l’individuazione di una strategia differente per risolvere il problema della criminalità organizzata. Dopo anni di lotte, credo infatti che il fenomeno non sia stato sconfitto. Il che danneggia particolarmente le regioni del Sud, le quali paradossalmente non ricevono alcuna utilità delle ricchezze detenute dalle mafie. Queste, infatti, preferiscono investire al Nord e in Europa.
Parti dal dato che l’economia ‘mafiosa’ è in espansione, e lo ricavi dall’aumento dei beni confiscati e sequestrati tra il 2009 e il 2019. Quindi proponi favorire il processo di riconversione verso la legalità delle imprese inquinate. Sembrerebbe che tu voglia – per dirla con Francesco De Gregori- legalizzare la mafia.
Non parlo mai di legalizzare la mafia. Enuncio una strategia sistematica. Parlo di modifica al sistema penale e di procedura penale. Da una parte, propongo di inasprire le pene contro i mafiosi: condanna esecutiva di primo grado; eliminazione del divieto di reformatio in pejus dell’appello a prescindere dall’impugnazione del PM, pur nei limiti del devolutum; modifica al sistema procedurale, facendo che il giudizio ordinario diventi quello abbreviato condizionato; maggiori poteri al PM. Dall’altro, credo che si debbano abolire il sequestro e la confisca allargata per quelle imprese del Sud che rientrino in settori in grado di avere potenzialità di sviluppo.
Secondo te la giustificazione costituzionale per vietare la confisca di prevenzione nelle regioni di mafia è l’art. 3 comma 2 della Costituzione, perché si tratta di rimuovere diseguaglianze economiche. Tuttavia qui si tratta di imprese mafiose che, entrando nel mercato, finirebbero per scacciare imprese legali. Insomma, sembra pura utopia..
Nel libro ho fatto l’esempio dell’imprenditore siciliano che si è suicidato dopo aver denunciato le estorsioni mafiose e, nonostante ciò, ricevuto un’interdittiva. Che al Sud sia difficilissimo fare impresa e non avere contatti con la mafia è un dato di fatto. Con il divieto di sequestri e confische di prevenzione da un lato e con l’inasprimento delle pene per i mafiosi spero si realizzi una cesoia tra il mafioso, l’impresa e la realtà circostante. Per me è così che si rimuovono le diseguaglianze. Perché quando a Caivano la gente lavora e vive, poi non c’è bisogno di delinquere . Né ci si può aspettare lo faccia questo Stato, che avrebbe dovuto investire il 60% delle risorse PNNR al Sud invece che un 40% appena. Mi rendo conto che la mia proposta può essere estremo , assurda. Ma è un problema che va risolto.
Nel saggio ci sono proposte già viste, vedi gli avanzamenti di carriera per merito e i test attitudinali per i magistrati. Vedi la liberalizzazione della cannabis. Di originale c’è la proposta di liberalizzare la cocaina. Ma qui si pone sia un problema etico. Secondo autorevoli studi (vedi fondazione Veronesi) la cocaina fa aumentare del 400% il rischio di morte.
La politica non può essere etica. Deve essere realistica. Si smercia cocaina ovunque, a dispetto dei divieti di legge. Se giriamo per le strade, troviamo la cocaina dappertutto. Del resto, che lo spaccio di droghe sia fuori controllo lo dicono anche i magistrati e le commissioni antimafia.
Sarebbe come dire che siccome c’è un certo livello di corruzione nella gestione del denaro pubblico, tanto vale abolire il reato di concussione. E’ un discorso da real politik
Sarà troppo realpolitico però credo sia il modo più corretto per affrontare problemi storici finora irrisolti. Un modo estremo quanto necessario. Il mio scopo è incidere a livello sociale.
Tra metafora e real politik. L’opera prima di Giuseppe Pasquino