Giacomo Ebner: “La giustizia è guardarsi negli occhi”

116 views 7:19 am 0 Comments Dicembre 7, 2022

La rubrica ‘Nonsolotoga’, per il suo esordio, ospita il magistrato-autore, Giacomo Ebner, 57 anni, applicato alla VII sezione civile del Tribunale di Roma ma famoso, sopratutto, per essere l’ideatore della ‘Notte bianca della legalità’, evento che ogni anno porta nel solo tribunale di Roma circa 5mila ragazzi.

Siccome sa parlare per metafora come pochi, meglio presentarlo con le sue parole: “Sono Giacomo Ebner, 112 chili di peso per 191 centimetri di altezza. Ho il morbo di parkinson da quasi 20 anni, sono un giudice che trema ma senza paura. Ho scritto ‘Dodici qualità per sopravvivere in Tribunale (e non è nemmeno certo)’ e adesso ho realizzato con tanti amici questo nuovo libro, ‘Guida Galattica e norme per adolescenti’ Ci abbiamo messo tempo per pubblicarlo proprio perché è scritto a più mani. Infatti tengo a ricordare che la prefazione è di David Sassoli che, come sapete, nel frattempo è mancato. Amo gli avvocati: senza di loro non andremmo da nessuna parte, Ma amo anche i magistrati, ovviamente non quando si dividono per questioni di potere. Quando morirò spero di incontrare Dio ma spero anche che lui non sia laziale”. L’intervista verte su temi molto sentiti da Giacomo Ebner: certezza del diritto, giustizia artificiale, potere dei magistrati.

D: Sabino Cassese sostiene che una volta il giudice interpretava il diritto, oggi lo crea. Antonin Scalia teorizzava una interpretazione della norma attinente alla volontà del legislatore, che rappresenta il popolo sovrano. In Italia significherebbe rifarsi ai lavori preparatori di ogni singola legge. Però a una tesi simile il positivista Kelsen obiettava che il legislatore esprime solo la volontà della maggioranza. Senza contare che le leggi vengono scritte dai tecnici… Quindi?

R: Personalmente non amo stravolgere il significato della legge, ma una parte dei miei colleghi lo fa. Il giudice deve prima di tutto adattare la norma al caso concreto. Poi tendere ad applicare la norma più favorevole al beneficiario. Un esempio: anni fa ho assolto un marito che in un incidente stradale aveva causato la morte della moglie che stava per partorire. Per me aveva già avuto una disgrazia e sofferto abbastanza. La sentenza deve essere al 50percento giusta, al 50percento misericordiosa. Detto questo, non giudico mai le persone ma solo i singoli fatti.

D: Un paragrafo di ‘Guida galattica’ è dedicato alla giustizia ‘predittiva’, argomento attualissimo…

R: Questa storia mi ricorda un vecchio romanzo, ‘Justice machine’ , dove un uomo arriva in tribunale per essere giudicato e trova soltanto dei computer. Mi viene in mente anche la metropolitana: una volta c’era l’addetto allo sportello, che magari faceva salire le persone in ritardo valutando il caso umano. Adesso è tutto automatico, se arrivi con un secondo di ritardo non entri. Per me la giustizia è guardarsi negli occhi. Tante volte ho cambiato idea dopo la discussione… La giustizia civile a distanza è un’involuzione. Poteva essere giusto ‘svecchiare’ ma non è questo il modo. Ha prevalso la filosofia del risultato. Ma la giustizia è il viaggio, non la meta.

D: Separazione delle carriere, un tema molto caro al ministro della Giustizia Carlo Nordio. I magistrati sostengono che di fatto la separazione c’è già.

R: Mi ricorda l’abolizione della legge Merlin. Anche se hanno chiuso le case le prostitute hanno continuato nelle strade. Pm e giudici si incontreranno lo stesso, separazione o non separazione.

 D:  E allora qual è il modo per limitare il potere dei magistrati?

R: I giudici non hanno potere. Sono i pubblici ministeri che hanno potere, e quando ero Gip questo peso lo sentivo. Il Pm tende a essere un superpoliziotto. Non deve essere così. Poi ci sarebbe un altro modo: l’unione delle carriere di avvocati e magistrati.

D: Modello Germania, dove dopo laurea e esame di Stato, segue un tirocinio negli uffici giudiziari e negli studi legali. Poi sia affronta un ulteriore esame, superato il quale si sceglie una delle professioni legali…

R: Sono favorevole a questo tipo di formazione. Chi sa solo di diritto non sa nulla di diritto. Se ti concentri sulle carte e basta non hai la visione del diritto. Il diritto non è solo dei tecnici: è una sinergia. La legalità si trasmette attraverso l’esperienza e la narrazione.

(L’intervista è stata realizzata a margine dell’evento organizzato dalla Camera Civile di Vibo Valentia il 25 ottobre 2022).

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