Tra riforme e intelligenza artificiale le nuove sfide della professione

317 views 8:30 pm 0 Comments Ottobre 1, 2025

 La tavola rotonda organizzata dal COA di Vibo Valentia ha riunito voci autorevoli dell’avvocatura italiana. Conclusioni: innovare,  specializzarsi, saper guidare il cambiamento.

Nuova legge professionale, intelligenza artificiale, incompatibilità, responsabilità. Queste le tematiche affrontate nella tavola rotonda “La stagione delle riforme: quali frontiere per l’avvocatura?” organizzata dal COA di Vibo Valentia il 29 settembre nella sala della biblioteca, a Vibo Valentia.
Dopo la presentazione di Caterina Giuliano e i saluti del presidente Franco De Luca, Domenico Sorace, moderatore della tavola rotonda, ha introdotto i lavori:
“Interrogarci su chi siamo e dove andiamo è un compito fondamentale. C’è il tema aperto dell’avvocatura che dovrebbe entrare nella Costituzione. È in itinere una nuova legge professionale, che dovrebbe accompagnare l’avvocatura verso sfide totalmente nuove. Infine, il tema dell’IA: una delle strumentazioni di cui l’avvocato dovrà avvalersi e che dovrà saper dominare.”

Paolo Rossi (vicepresidente vicario del COA di Bologna) ha esordito parlando di accesso alla professione e, in particolare, della bozza di modifica della legge professionale, scaturita dal congresso straordinario del 2023 a Roma, con cui è stato chiesto all’OCF di costituire un tavolo tecnico con tutti gli organismi dell’avvocatura:
“Sono stati istituiti cinque tavoli. Io sono stato componente del secondo. Ci siamo mossi recependo le mozioni congressuali approvate a larga maggioranza. Le mozioni chiedevano di riformare gli studi di giurisprudenza, istituendo un biennio comune e due trienni specialistici: uno per le professioni di avvocato, magistrato, notaio, e un altro per chi vuole accedere ai concorsi nella pubblica amministrazione. È stato chiesto che il tirocinio di 18 mesi si svolga solo presso un avvocato e non più presso la magistratura, perché l’esperienza ha dimostrato che non viene svolto in modo proficuo. Quindi, eliminazione del tirocinio alternativo, tranne che con l’Avvocatura dello Stato o in un ufficio legale di un ente pubblico. La terza proposta è l’abolizione del patrocinio sostitutivo, un istituto che non ha avuto l’effetto sperato. Abbiamo deciso di tornare al patrocinio abilitante pre-riforma, dopo il primo anno. La quarta proposta prevede che, al termine della scuola forense — obbligatoria dal 1° aprile 2022 — sia inserita un’unica prova finale, mediante redazione di un atto. Le lezioni pratiche online dovranno essere abolite e l’atto costituente la prova finale dovrà essere redatto soltanto in presenza.”
L’ultima proposta, inerente la nuova legge professionale, riguarda l’esame di Stato:
“Ci siamo allineati — ha spiegato Rossi — all’esame previsto dalla deroga emergenziale, che prevede una prova scritta e una orale.”

Il presidente del COA di Milano, Antonino La Lumia, ha focalizzato il suo intervento sul futuro possibile della professione. Premettendo che esistono sacche di resistenza piuttosto forti, tese a mantenere l’avvocatura nella comfort zone del contenzioso, appiattite su istituti come l’equo compenso — “un pannicello caldo, tanto per far credere all’avvocatura che sia una via d’uscita. Invece non dobbiamo pensare al minimo nel rapporto con il cliente. L’equo compenso è una misura emergenziale, ma se l’avvocatura pensa di salvarsi con l’equo compenso ha sbagliato approccio.”

La Lumia ha ammonito i tradizionalisti:
“L’avvocato deve interpretare una società in continua evoluzione, altrimenti l’avvocatura è destinata a morire. Oggi la sfida è avere la capacità di mantenere equilibrio fra la tutela giurisdizionale e la capacità di espandere la professione nel campo stragiudiziale. Secondo i dati dell’Osservatorio sull’intelligenza artificiale del Politecnico di Milano, il mercato dell’IA in Italia vale 1,2 miliardi di euro al 31 dicembre 2024. La settimana scorsa è stata approvata la legge sull’intelligenza artificiale, in coerenza con l’AI Act europeo.”

Proprio l’avanzamento dell’IA in tutti i campi professionali dovrebbe portare a un ripensamento della professione. Negli USA, da diversi anni, i giovani avvocati che prima istruivano le cause si sono riconvertiti in esperti di ricerca e problem solving attraverso i programmi di legal tech. Si guadagna meno rispetto al vecchio lavoro, ma almeno non si viene espulsi dal mercato.

Il presidente del COA di Milano, confrontandosi con questi mutamenti epocali, è giunto a una conclusione:
“L’avvocatura deve prendere atto della fase di transizione. La giustizia italiana non può continuare ad essere considerata una zavorra. Dobbiamo investire nei nuovi settori, renderci conto che siamo anche noi imprenditori, e dirigerci verso attività che hanno uno sbocco. Fra 5-10 anni l’avvocato che oggi svolge la professione in forma individuale sarà marginalizzato. Il futuro saranno studi che sapranno intersecare le competenze: avvocati, commercialisti, economisti, operatori di marketing, informatici. Non è detto che la consulenza stragiudiziale tolga terreno allo spazio giudiziario. Anzi, ci sono imprese che hanno bisogno di un rapporto osmotico con l’avvocato. Quindi, capacità di investire significa avere il coraggio di dire: ‘Io mi specializzo in quel settore perché credo che in quel settore ci possano essere opportunità di crescita professionale’. C’è bisogno di sacrificio? Sicuramente. C’è bisogno di un altro tipo di approccio? Sì: quello che possa portare veramente l’avvocatura a diventare nuovamente guida culturale di questo Paese. E poi saper individuare i settori dove ci sono opportunità di crescita.”

All’intervento di La Lumia è seguito il dibattito. Il primo spunto è stato suggerito dal presidente De Luca: il tema delle incompatibilità con altri impieghi, incarichi e professioni.

Qui il presidente del COA di Milano ha colto lo stimolo per affermare in modo deciso che “gli avvocati potranno ricoprire ruoli di governance nelle società. Non possiamo pensare di dire ai giovani che svolgeranno l’attività con autonomia e indipendenza se poi non viene assicurata loro un’indipendenza economica. Un avvocato che fa l’amministratore delegato di una società lo fa mettendo a frutto la sua professionalità. Mi auguro che, con l’approvazione della riforma, vedremo avvocati amministratori di società.”

Sul tema “IA e professione” è tornato il moderatore Sorace, osservando come il disegno di legge sulla riforma della professione non se ne occupi e quindi sarebbe necessario integrarlo.

La risposta è arrivata da La Lumia:
“Mi auguro che con l’approvazione della riforma vedremo avvocati che governano i principi dei sistemi di intelligenza artificiale generativa in modo ottimale, e avvocati che si possano dedicare alla consulenza strategica. La consulenza strategica è quella di qualità, quella che veramente mette a frutto le competenze. Fino a 10, 20, 30 anni fa esisteva l’attività seriale: c’erano i filoni dell’assicurativo, del bancario, del recupero crediti. Tutto questo è morto, ma non c’è niente di cui avere paura. Bisogna prendere atto che c’è un’evoluzione del sistema professionale nei settori di riferimento. Non possiamo continuare a ragionare dicendo: ‘Come era bello negli anni Ottanta, quando si faceva il recupero crediti e ci pagavano duecentomila lire per una letterina’. Oggi ci sono tantissimi settori: dal risk management alla 231, fino alla responsabilità sanitaria. Pensate a tutte le ipotesi di assistenza connesse all’uso dell’intelligenza artificiale in ambito medico, biologico, assicurativo. È chiaro che bisogna studiare e specializzarsi. Bisogna essere competenti perché — lo dico a dispetto del fatto di poter risultare antipatico — bisogna premiare il merito. Chi è più bravo deve andare avanti. Noi non siamo una categoria assistenzialistica, non possiamo andare avanti con il comunismo della professione. E poi vedrete che l’IA non ci sottrarrà lavoro: libererà energie intellettuali per attività strategiche.”

Altra tematica, posta dal moderatore Sorace, è stata quella della responsabilità professionale dell’avvocato. “Non è forse eccessivo — ha chiesto — che si prescriva in 10 anni?”

“C’è un progetto di legge in Parlamento — ha reso noto La Lumia — presentato anche su iniziativa dell’OCF. Noi purtroppo siamo forse l’unica professione che non basta a se stessa. Abbiamo sempre una variabile superiore, che è quella del giudizio di un terzo, com’è normale che sia in un sistema giudiziario democratico. Però questo ci espone, nella migliore delle ipotesi, a una conflittualità ex post con il cliente, il più delle volte, per non dire sempre. Cliente che non ha in sé quella cassetta degli attrezzi professionali che gli consente di discernere le situazioni da cui è dipesa una responsabilità effettiva dell’avvocato. La responsabilità dell’avvocato dovrebbe essere limitata veramente ed esclusivamente ai casi di dolo e colpa grave e, soprattutto, mai riferirsi alle ipotesi di interpretazione delle norme di diritto, cosa che invece si vorrebbe far passare come possibile fonte di responsabilità. Tutte le volte in cui c’è un’interpretazione della norma, quella non dovrebbe mai dare adito a responsabilità professionale. Il progetto di legge ha la finalità di circoscrivere la nostra responsabilità.”

Secondo Paolo Rossi:
“Il fatto che ci siano responsabilità dell’avvocato è giusto. Il problema è che ci sono colleghi, purtroppo, che difettano di competenza. E la magistratura, ovviamente, se ne approfitta…”
Anche Rossi si è detto d’accordo sul disegno di legge per riformare la responsabilità della professione.

La tavola rotonda è quindi proseguita con il dibattito fra i relatori e gli avvocati intervenuti: Pasquale Pacienza, Marica Inzillo e Vito Boragina.

 

 

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