Interrogatori, investigazioni, negoziazioni: negli Usa si fa così

233 views 8:04 pm 0 Comments Maggio 30, 2023

I temi sono stati trattati da tre celebri ex dirigenti di polizia di NY nel convegno organizzato dall’OdA in collaborazione con l’associazione ConDivisa. Il Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia Camillo Falvo ha delineato le differenze tra i due Paesi nella fase di indagine.

Tre poliziotti che hanno fatto la storia della polizia a stelle e strisce (uno, nel frattempo, è diventato giudice, gli altri due consulenti e docenti universitari) sono stati i protagonisti del convegno ‘Tecniche investigative a confronto’ organizzato martedì 23 maggio dal Consiglio dell’Ordine in collaborazione con l’associazione ‘ConDivisa- sicurezza e giustizia’ di cui è presidente l’avv. Lia Staropoli (moderatrice dell’incontro).

Nella sala biblioteca dell’OdA, ad accogliere i tre ospiti, c’erano il presidente Franco De Luca, la consigliera Caterina Giuliano (che ha aperto il convegno), il direttore della Scuola di formazione Forense nonché consigliere Antonello Fuscà (il quale ha introdotto i temi ‘portanti’ del convegno), e il Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia Camillo Falvo.

Egli, primo relatore, ha ricordato la principale differenza tra il sistema investigativo italiano e quello statunitense: “Com’è noto, da loro le indagini sono della esclusivamente della polizia, mentre il Pubblico Ministero, che normalmente è un avvocato eletto, ha il compito di sostenere l’accusa”.  Sul piano processuale, il capo dei PM vibonesi ha spiegato che “Differisce il modo di valutare la prova per gli aspetti diversi da quella tecnica. Negli Usa c’è una sorta di procedura amministrativa: accusa e difesa si presentano davanti  al giudice il quale, nel contraddittorio delle parti,  decide quali prove siano ammissibili e quali no. In punto di giudizio sul materiale probatorio presentato nel processo, la giuria popolare delle corti statunitensi ha potere assoluto di decisione. Da noi l’unica giuria popolare è in Corte d’Assise ma non interviene sul lato tecnico. L’indirizzo lo dà il giudice a latere. Ancora, Nel processo Usa l’imputato non ha facoltà di non rispondere ed è diverso anche il sistema di governo dell’azione penale. Da loro, infatti, si patteggia anche sul tipo di reato.  C’è negoziazione anche in fase cautelare, e scarcerazione dietro pagamento di cauzione. Infine, negli Stati Uniti le parti definiscono anche la tempistica del processo”.

Ciò detto, il Procuratore ha interloquito, mediante gli interpreti (la prof.ssa Angela D’Argenio e il maresciallo Fabio Iacono Manno), con i tre relatori i quali gli hanno confermato che negli USA si fanno meno intercettazioni rispetto all’Italia, perché lì i cittadini sono più collaborativi, e che conoscono il valore della polizia scientifica italiana.

Non solo: conoscono anche il valore della magistratura italiana, tant’è che, ha esordito l’ex agente FBI e oggi Senior Scientist dell’unità di Scienze Comportamentali dell’Accademia FBI di Quantico (Virginia),  Anthony Pinizzotto, nel giardino dell’accademia c’è una statua di Giovanni Falcone, che negli Usa era ed è considerato un esempio da seguire e da studiare in materia di contrasto alla criminalità organizzata.

Il tema assegnato al criminologo riguardava le ‘Tecniche di intervista e di interrogatorio’. Nella sua carriera nel FBI,  si è dedicato all’applicazione delle scienze comportamentali alla comprensione del comportamento . “Molti pensano- ha esordito- che tutto cominci al momento dell’interrogatorio. In realtà avviene molto prima. Devo premettere che nel sistema statunitense c’è un interrogatorio cui ha diritto di assistere un avvocato difensore ma prima c’è la cosiddetta ‘interview’, nella quale non è prevista la presenza del difensore. Il presunto colpevole può scegliere se partecipare all’interrogatorio o rifiutarsi di rispondere alle domande senza la presenza di un avvocato. Se sceglie di partecipare volontariamente, può farlo. Le dichiarazioni, però, devono essere volontarie e non ottenute attraverso coercizione, minacce o promesse ingannevoli. Se le dichiarazioni sono state estorte o ottenute in violazione dei principi di volontarietà, potrebbero essere escluse come prove processuali. Quindi è molto importante come viene condotta questa interview, per questo serve addestramento”.

La Polizia statunitense, ha ricordato Pinizzotto, è stata la prima a effettuare e normare le videoriprese degli interrogatori (“nel distretto di Washington avvengono dal 1991”) ma non tanto in chiave di garanzia dell’indagato quanto per affinare le tecniche dell’interrogatorio: “Gli interroganti possono rivedere la scena dell’interrogatorio e essere critici verso se stessi. C’è quindi una teoria, una tecnica e una tattica degli interrogatori, inclusi i  metodi di persuasione, il confronto di testimonianze e le tecniche di approccio”.

Dopo Pinizzotto, è stata la volta di Louis Hennesy, giudice della Contea di Charles-Maryland ma soprattutto ex capo della sezione omicidi della Polizia di New York. Il tema trattato, ‘Investigazioni in caso di omicidi’, è stata una disamina psicologica e criminologica forense sulle analisi che la polizia statunitense effettua per riuscire a distinguere tra omicidi e suicidi. “Negli USA- ha premesso- abbiamo ogni anno tra 35 a 42 mila suicidi. Ma potrebbero essere anche il doppio perché ci sono alterazioni della scena del crimine o pressioni esterne per inquinare le prove. In questo secondo caso, la ragione spesso consiste nel fatto che in caso di suicidio le assicurazioni non devono un risarcimento agli eredi o beneficiari”. Hennessy ha spiegato che i casi di suicidio stanno aumentando soprattutto tra i teenagers (“anche in Italia”), anche se i gruppi che presentano alto rischio di suicidio sono da anni sempre gli stessi (tra i più numerosi, gli alcolisti e i depressi, ma nella ‘scala’ di rischio sono presenti anche anziani e gruppi LGBT). 

L’ex capo della Omicidi di NY, per mezzo di slide, ha presentato anche alcuni case history, tra i quali quello famoso di Rapahel Schumacher, 27enne italiano rimasto strangolato sul palco mentre simulava un’impiccagione durante una rappresentazione sperimentale al teatro Lux di Pisa, nel 2016. “Suicidio, omicidio o morte accidentale? Alla fine le indagini hanno condotto alla terza ipotesi, quella corretta, perché è risultato che il giovane attore ha cambiato egli stesso il finale della propria parte utilizzando un cappio invece di una pistola. Il che già escludeva l’omicidio. Siccome aveva una maschera, non ha potuto accorgersi che stava scivolando dal piedistallo e rimanere impiccato. In questi casi il suicidio va escluso, perché non esisteva un piano ma è stata tutta una fatalità. Nel suicidio, invece, più preciso è il piano di morte, più letale è l’intento. Esistono, infatti,  indicatori di letalità sui potenziali suicidi”.

Per quanto possa sembrare strano, un indice di conferma del suicidio sono anche agli anniversari, ha spiegato Hennesy: “Tra i depressi, per esempio, è frequente il suicidio a un anno esatto da un avvenimento che li ha riguardati. Per arrivare a questa conclusione, abbiamo dovuto scavare nella vita di queste persone. Ma più si va indietro nell’analisi della vita della persona, più indizi si scoprono sulle cause del suicidio. Per arrivare alle tre cose fondamentali : grado , frequenza e intensità dei disturbi nei giorni precedenti il suicidio”.

Ultimo degli interventi di ‘oltreoceano’ quello di Jack Cambria, già Commanding Officer dell’Hostage negotiatiom team della Polizia di New York, oggi Professore aggiunto al John Jay college of Criminal Justice di New York su una materia poco sviluppata in Italia, ‘La negoziazione in caso di ostaggi e tentativi di suicidio’, di cui egli è un’autorità assoluta. Tant’è che, è stato consulente tecnico in serie TV e film (tra gli altri, Ostaggi in metropolitana, diretto da Tony Scott e interpretato da John Turturro,  e Spiderman due), ed è autore del best seller ‘Parliamone’, tradotto anche in italiano.

 “Il Dipartimento di polizia di New York– ha esordito- ha fondato la primissima squadra di negoziazione ostaggi al mondo nel 1973, la HNT. La negoziazione  è un insieme di capacità critiche che vanno al di là di tutte le discipline. L’unica cosa che tutte le negoziazioni hanno in comune è che sono spinte e motivate dalle emozioni. La prima cosa che dobbiamo imparare per diventare negoziatori è identificare e riconoscere le nostre emozioni e mantenerle sotto controllo, mentre cerchiamo di risolvere la crisi conversando .Quando ci troviamo a confrontarci con una persona difficile, il primo passo non è controllare il suo comportamento, ma il nostro. I principi base, per le forze di polizia, consistono nello stabilire un rapporto, trovare un punto di contatto, ottenere la fiducia della controparte e chiudere la negoziazione. Raggiungere un accordo significa fare in modo che la controparte, una persona che ha preso degli ostaggi o un criminale asserragliato da qualche parte, metta giù le armi e venga fuori. Nei primi stadi della negoziazione- ha spiegato- il negoziatore deve stabilire la propria reputazione di persona affidabile, capace di risolvere i problemi. Chiunque aspiri a diventare un negoziatore è chiamato a guidare gli altri verso le decisioni più opportune in termine di gestione della loro vita. Prima di risolvere i problemi, dobbiamo comprenderli. Ogni volta che, come negoziatore di ostaggi, si risponde una crisi, ci si sente come uno che entra in un cinema a film cominciato. La crisi è in corso e voi dovete cercare di capire cosa sta succedendo prima di poter sviluppare la vostra strategia di intervento. Per risolvere il problema lo dovete identificare. A tale scopo dobbiamo cercare di stabilire una relazione con la controparte. Quando negoziamo, dobbiamo fare attenzione, seguire la narrazione che ci viene presentata e cercare di trovare qualunque indizio che ci possa aiutare a comprenderla. Il rapporto comincia a svilupparsi. Quando la controparte comincia a sentirsi a proprio agio in nostra presenza e prende a parlare più a lungo su questioni personali correlate a ciò che gli sta accadendo. E occorre rendersi conto che la comunicazione non è solo verbale. Talvolta, anzi, la parte non verbale di una conversazione è quella che contiene la chiave per la corretta interpretazione di ciò che sta realmente accadendo.Una persona potrebbe dirci che sta bene, ma i suoi gesti, il suo linguaggio corporeo, contraddicono questa parole. Quindi, fate attenzione alle espressioni del viso e ai gesti delle mani”.

Per quanto ogni negoziazione sia diversa dall’altra, nella sua lunga esperienza Cambria ha individuato regole generali: “La prima è 80%. ascoltare, 20%, parlare. Se fosse il contrario, il negoziatore passerebbe la maggior parte del tempo a blaterare e non riuscirebbe a raccogliere alcuna informazione critica che lo aiuti a sviluppare una strategia di negoziazione. Come in qualunque altro dialogo, ascoltare è molto più importante che parlare. Mai interrompere chi ci sta parlando, perché in tal modo spezziamo ciò che sta dicendo, perdendo potenziali informazioni di valore. Ascoltare è la più lampante forma di accettazione segnala che i pensieri, le emozioni e le ansie del nostro interlocutore ci stanno a cuore”. Ma come si diventa negoziatori? Attraverso una accurata selezione all’interno della polizia: “Competenza, istinto ed esperienza sono caratteristiche indispensabili. Poiché non ci sono due negoziati che siano uguali, il negoziatore deve pensare rapidamente ad essere flessibile. I negoziatori sono detective e in quanto detective, sono degli investigatori, sono addestrati a fare il giusto tipo di domande, notare gli indizi utili, e devono essere dei buoni ascoltatori. Il candidato deve avere forti competenze interpersonali.Avere almeno 12 anni di esperienza nel Dipartimento di polizia di New York. Essere raccomandato e approvato dal proprio superiore. Affrontare un colloquio formale con il coordinatore, dimostrare capacità di autocontrollo, essere capace di esprimersi in maniera chiara e articolata. Essere convinto che questo lavoro sia importante, avere delle buone capacità di comunicazione e conversazione, avere la capacità di creare una connessione con le persone. Dimostrare di avere un comportamento coerente. Il negoziatore poi viene addestrato per possedere la capacità di mettere da parte le proprie emozioni. Nel Dipartimento di polizia di New York la squadra negoziazione opera sotto tre ranghi. Tenente detective, sergente detective e detective, c’è solo una posizione a tempo pieno, quella che io ho ricoperto per 14 anni come tenente detective comandante. Supervisionavo una squadra di 125 negoziatori di ostaggi che lavoravano in tutto e 5 i distretti di New York. Non operavano a tempo pieno, avevano il loro lavoro quotidiano come detective nei diversi distretti ma erano addestrati come negoziatori di ostaggi e venivano chiamati quando necessari. Ma quello di negoziatore non è un lavoro part-time. Nel 2015, l’anno in cui andai in pensione, i negoziatori della HNT del Dipartimento di polizia di New York risposero a 462 richieste di intervento. Questo significa approssimativamente 40 missioni al mese. Di queste 462 chiamate, 32 erano situazioni con ostaggi, 359 erano quelle che noi chiamiamo condizioni di assedio, 71 erano tentativi di suicidio. La situazione di ostaggi è la più complicata. Il sequestratore ha intenzione di dettare delle specifiche condizioni. Condizione d’assedio è un incidente in cui la persona  resiste agli ordini del personale di polizia che gli intima di lasciare la posizione. Probabile che il soggetto sia armato e pericoloso. In tutti e due i casi la polizia si assume la responsabilità di intervenire prima che possano causare danni a se stessi o agli altri. Il negoziatore parlerà a queste persone e le ascolterà prima che si renda necessario un intervento tattico. Infine, gli aspiranti suicidi. Di solito hanno un pensiero fisso. Il negoziatore parlerà con queste persone, ascolterà tenterà con ogni mezzo di interrompere i loro processi mentali, spostandone l’attenzione da ciò che loro vogliono che sia a ciò che noi vogliamo che sia”.

Tag: , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *