Il maxiprocesso a Lamezia Terme, la protesta a Vibo Valentia

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 Il 30 giugno u.s. Camera Penale e Ordine degli avvocati di Vibo hanno indetto una riunione per individuare iniziative contro la decisione di spostare maxiprocesso ‘Maestrale- Carthago – Imponimento’ dall’aula bunker del Tribunale nuovo della città a quella di Lamezia, fatto che ha indotto gli avvocati calabresi a proclamare lo stato di agitazione.

Nella riunione è stato auspicio che dalla Corte d’Appello vi sia un’apertura al dialogo.  In caso contrario gli avvocati hanno minacciato l’astensione per cinque giorni dalle udienze (a settembre) e una contestuale iniziativa pubblica.

Va ricordato che la decisione di trasferire la sede del procedimento penale è adottata senza motivazione (se non quella dei non meglio precisati motivi di sicurezza) dalla Corte d’Appello, superando l’ordinanza della precedente presidente del Collegio giudicante, Tiziana Macrì, che aveva ritenuto l’aula di Vibo idonea allo svolgimento delle udienze.

La riunione è stata introdotta dal presidente dell’Ordine, Franco De Luca, dal presidente della Camera Penale Pino Aloi, e dal coordinatore delle Camere penali calabresi Giuseppe Milicia.

La struttura lametina, sita nell’area industriale, è tecnologicamente avanzata ma quasi sempre vuota. Nelle prime due udienze di “Maestrale” erano infatti presenti una trentina di persone: tra i 10 e i 20 avvocati (che si riducevano ad una mezza dozzina nelle ore pomeridiane), più il pm, i tre giudici, personale della cancelleria e forze dell’ordine, quindi una densità certamente compatibile con la sede di Vibo, per come hanno sottolineato i penalisti lamentando anche altri disagi, tra l’altro fatti mettere a verbale nell’ultima udienza del maxiprocesso: l’assenza di un punto di ristoro e il parcheggio dei mezzi privati a circa 300 metri dalla struttura sempre per non meglio precisati motivi di sicurezza..

Aloi, De Luca e Milicia hanno auspicato n maggiore coinvolgimento di tutta la categoria forense calabrese “per avere maggior forza nelle rivendicazioni avanzate”. Quella che si sta conducendo, hanno precisato, è “una battaglia per il territorio, per gli indagati che devono essere giudicati in un giusto processo che presuppone anche condizioni logistiche idonee, e a garanzia della giurisdizione altrimenti avremo finito di far celebrare i maxiprocessi a Vibo. Chiediamo solo quello che il codice prevede”.  

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