Il diritto umanitario e il tempo presente

220 views 3:36 pm 0 Comments Gennaio 1, 2026

*Ilario Nasso

(Relazione tenuta nel corso del simposio ‘Le giornate della storia’ , 5 dicembre 2025, Pizzo, auditorium Istituto Nautico)

Oggi Io proverò a darvi alcuni elementi che possano stimolare ulteriormente la vostra già vivace curiosità intellettuale, facendo riferimento ad alcune peculiarità dei nostri ordinamenti, soprattutto in relazione a vicende storiche – anche contemporanee – che sembrano interrogare profondamente il rispetto dovuto alla vita e alla dignità di ogni persona umana e dei gruppi, delle comunità e dei popoli, che costituiscono anch’essi soggetti del diritto internazionale.

I contesti nei quali maggiormente emergono tali peculiarità e risultano più esposti a tensioni sono quelli in cui si instaurano situazioni di conflitto. Ho avuto modo di conoscere studiosi che hanno elaborato categorie utili a comprendere l’impatto dei conflitti sui diritti. Oggi, tuttavia, è difficile perfino comprendere quando ci si trovi di fronte a un conflitto, poiché siamo circondati da forme di ostilità ben congegnate che non rientrano nei canoni tradizionali della guerra in senso convenzionale. Queste nuove fattispecie interrogano ancor più energicamente il giurista, la cui vocazione è porre limiti ragionevoli alla prepotenza in tutte le sue manifestazioni.

La violenza non è soltanto quella fisica. Esistono forme di sopraffazione più subdole: l’uso distorto della forza economica, l’accesso asimmetrico alle risorse naturali, la manipolazione culturale, la negazione dell’istruzione, la veicolazione selettiva del sapere per condizionare l’opinione pubblica. Le disparità non derivano più soltanto dalla disponibilità di armamenti o dalla loro evoluzione tecnologica, ma anche da nuove minacce globali. I prossimi conflitti, è stato osservato, potrebbero sorgere dall’inaccessibilità a risorse vitali per la sopravvivenza dell’umanità.

Il giurista è chiamato a offrire un contributo attraverso un’opera di razionalizzazione e di idealizzazione, che trae origine anche dalla filosofia del diritto. Vi è la necessità di interrogarsi oltre i confini del proprio settore disciplinare, affinché la scienza giuridica possa avanzare. Il diritto, del resto, è una scienza pratica: ha lo scopo di risolvere questioni che incidono direttamente sulla nostra vita individuale e associata, e richiede pertanto la disponibilità a sperimentare nuove soluzioni.

Il diritto umanitario nasce proprio per introdurre limiti alla condotta bellica quando il conflitto è ormai esploso. Ha origini risalenti – si ricorda spesso la battaglia di Solferino – ma non è questo il punto centrale della nostra riflessione. Piuttosto, occorre domandarsi quale sia oggi la tenuta del diritto umanitario di fronte agli sconvolgimenti contemporanei, dei quali siamo protagonisti spesso inconsapevoli.

Io lo osservo anche dalla prospettiva giurisdizionale, poiché sono innanzitutto un giudice e constato un progressivo indebolimento dell’efficacia della tutela giurisdizionale, anche sul piano internazionale. Dopo il secondo conflitto mondiale, il diritto internazionale pubblico si è dotato di strumenti per prevenire e reprimere crimini che ledono interessi comuni dell’umanità, ma oggi si assiste a una tendenza a circoscrivere o delegittimare le giurisdizioni internazionali.

Le corti internazionali sono esposte a iniziative degli Stati che finiscono per ostacolare, in modo non formale ma sostanziale, l’esercizio delle loro funzioni. I giudici della Corte penale internazionale, ad esempio, sono da mesi oggetto di misure che mirano a limitarne la libertà di movimento e perfino la vita quotidiana, in una sorta di “morte civile”. È una circostanza che rivela la fragilità dell’impalcatura giuridica internazionale, che credevamo acquisita.

Ciò chiama in causa il nostro impegno personale. Associazioni e studiosi si adoperano per rendere visibile ciò che accade negli scenari globali, ma serve la consapevolezza di tutti. Lo stesso vale per altre grandi giurisdizioni internazionali.

La retorica del si vis pacem, para bellum è tornata sorprendentemente in auge, spesso senza adeguata riflessione, mentre il pianeta è costellato di occasioni di potenziale autodistruzione di massa. Ciò non significa negare ruolo, utilità e dignità costituzionale delle Forze Armate, che però devono operare nel rispetto dei principi democratici, come afferma la Costituzione. Oggi siamo circondati da guerre che non abbiamo scelto, ma fatichiamo a disinnescare i presupposti che le sostengono. Vi sono inoltre scenari di negazione sistematica della dignità umana che si consumano a poche ore di volo da noi, e rispetto ai quali il patrimonio culturale e giuridico italiano dovrebbe spronarci a offrire analisi e proposte più coraggiose.

Il diritto internazionale umanitario è davanti a un bivio. Non spetta soltanto ai giuristi ripristinarne l’effettività: spetta a tutti i cittadini, perché il diritto è innanzitutto un fenomeno umano. Le codificazioni, ricordate anche da Napoleone, nacquero dalla consapevolezza che lo status personale generava discriminazioni e che occorrevano norme positive per garantire almeno un’eguaglianza formale, alla quale poi si è affiancata l’istanza dell’uguaglianza sostanziale.

Dobbiamo essere maggiormente consapevoli dello sforzo compiuto negli ultimi decenni per ampliare le opportunità di vita di ciascuno. Il diritto internazionale, pur con i suoi limiti, aveva ottenuto risultati significativi. Oggi occorre riaffermarne l’autorità. In diversi Paesi, anche formalmente rispettosi delle libertà individuali, lo standard di tutela dei diritti umani non appare soddisfacente.

Soltanto attraverso gli strumenti dell’ordinamento democratico e una rinnovata fiducia nei meccanismi di risoluzione pacifica e giurisdizionale delle controversie è possibile frenare la spirale di delegittimazione delle istituzioni internazionali.

*Magistrato in servizio alla Corte d’Appello di Reggio Calabria 

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